Il cuore della Chiesa arde al fuoco della Parola

Il cuore della Chiesa arde

al fuoco della Parola

 

(dall’intervento al Congresso su “La Sacra Scrittura nella vita della Chiesa”, tenutosi a Roma nel settembre 2005, a 40 anni dalla promulgazione della Dei Verbum)

 

“[…] Nella mia esperienza di vescovo a Milano per oltre ventidue anni ho avuto modo di vedere concretamente i frutti di tale preghiera fatta a partire dalla Scrittura, soprattutto in moltissimi giovani e in tanti adulti che hanno trovato in questa familiarità con la Bibbia la capacità di orientare la loro vita secondo la volontà di Dio anche nella grande città moderna e in un ambiente secolarizzato.

 Molti fedeli impegnati e molti preti hanno trovato nella lettura orante della Scrittura il modo per assicurare l’unità di vita in una esistenza spesso frammentata e lacerata da mille diverse esigenze, nella quale era essenziale trovare un punto fermo di riferimento. Infatti il disegno di Dio presentatoci dalle Scritture, che ha il suo culmine in Gesù Cristo, ci permette di unificare la nostra vita nel quadro del disegno di salvezza.

La familiarità orante con la Bibbia ci aiuta inoltre ad affrontare una delle più grandi sfide del nostro tempo, che è quella di vivere insieme come diversi, non solo nella etnia ma pure nella cultura, senza distruggersi a vicenda e anche senza ignorarsi, rispettandosi e stimolandosi mutuamente per una maggiore autenticità di vita. Questo vale anche per ogni cammino ecumenico e anche per l’incontro tra le grandi religioni […].

 Qui vorrei soprattutto menzionare le esperienze di vera e propria lectio divina, che sta un po’ alla base di tutto e dà il metodo di fondo per tutta l’animazione successiva. Il Concilio raccomanda tale “lectio divina” a tutti i fedeli. Si tratta ovviamente di una esperienza spirituale e meditativa e non propriamente esegetica. Si tratta cioè di mettersi di fronte al testo con una spiegazione semplice che ne colga le valenze fondamentali e il messaggio permanente e che valga ad interpellare chi legge e medita e a spingerlo a pregare a partire dal testo che ha di fronte. Infatti la Bibbia va vista non solo nei suoi contenuti e nelle sue affermazioni, come un testo che dice qualcosa a qualcuno, ma anche come Qualcuno che parla a chi legge e suscita in lui un dialogo di fede e di speranza, di pentimento, di intercessione, di offerta di sé. Tale era la “lectio divina” tradizionale nel primo millennio dell’éra cristiana, quella che appariva come prevalente nelle omelie bibliche dei Padri della Chiesa (penso alle spiegazioni bibliche di sant’Ambrogio a Milano o a quelle di Agostino a Ippona): una lettura finalizzata a un incontro con l’Autore della Parola, una lettura capace di plasmare e orientare l’esistenza.

Personalmente mi sono sempre sforzato di far praticare anche ai più semplici fedeli questo tipo di lettura della Bibbia, senza troppe complicazioni di metodi. Non a caso ho promosso in Duomo a Milano le scuole della Parola, che hanno insegnato a migliaia di giovani un accostamento semplice e orante al testo sacro. Esistono infatti molti modi di fare la “lectio”, ma personalmente sono convinto che occorre anzitutto insegnare alla gente un metodo semplice e mnemonicamente ritenibile, che esprimo con la triade: lectio, meditatio, contemplatio.

[…] Tale esercizio di lettura biblica riporta tutti a quella Parola nella quale ritroviamo la nostra unità e insieme scioglie i cuori analogamente a ciò che avveniva nell’ascolto fatto dai due discepoli delle parole di Gesù nella strada verso Emmaus: “Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?” (Lc 24,32).

È in questa linea dell’ardore del cuore concentrato sulla Parola che è possibile sperare un rinnovamento della Chiesa al di là di quanto non possano fare discussioni e consultazioni. Auspichiamo quindi che si attui davvero come metodo pastorale in tutte le comunità cristiane e presso tutti i fedeli ciò che ha proposto il Concilio Vaticano II nella Dei Verbum : che tale modo di meditare e pregare a partire dalla Scrittura divenga esercizio comune a tutti i cristiani, anche perché esso costituisce un antidoto efficace all’ateismo pratico della nostra società soprattutto in Occidente.

[…] A quarant’anni dalla Dei Verbum il futuro di questa Costituzione è nelle nostre mani, ma soprattutto nelle mani di quello Spirito che, avendo guidato i Padri conciliari, guiderà anche oggi e domani noi tutti a nutrirci della Parola per conformare ad essa la nostra vita“.

(Card. C.M. Martini)

 

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